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L’attualità dell’Ayurveda in occidente e i suoi principi di guarigione

L’Ayurveda in occidente nel migliore dei casi è conosciuta come il pensiero che introduce a “misteriose strutture” relative alle qualità del corpo: I dosha. Quel che invece mi preme qui è non è una ridondante chiosa – visibile un po’ dappertutto , anche nel web – di cosa siano e come si comportino i dosha, quanto evidenziare che l’Ayurveda è antica (molto antica, risale alla trasmissione orale della conoscenza) e moderna/contemporanea nello stesso tempo – le scienze di frontiera quale la fisica dei quanti, l’olografia, la matematica dei frattali, la psicologia energetica, la sociologia dei mutamenti (meditazione gruppale e le egregora) l’entanglement quantistico etc…. ne rendono ragione. Il corpo è il luogo delle energie sottili (prana, coscienza) e delle energie ponderali (quel che si percepisce come materia densa). Il “luogo” non è separato/separabile nelle sue componenti, è una inscindibile-inseparabile-interconnessa realtà. “In questa visione, la mente e la materia sono due aspetti di un unico tutto e non sono più separabili di quanto non lo siano la forma e il contenuto. A livello profondo la coscienza dell’umanità è UNA” (D. Bohm: “La fisica dell’infinito.”) ed è inscindibile nelle sue parti. Qui è tutta l’Ayurveda da buddhi, mahat e purusha come concetti per un linguaggio del finito che parla all’infinito. Le conseguenze sono chiare ed evidenti. Chi pensa si disgiunge dal proprio pensiero (lo rende oggetto nella dualità) ma se il soggetto pensante si chiede chi produce quel pensiero rende nulla la divisione/dualità, sperimentando la vacuità della scissione e ricomponendo la consapevolezza dell’unità. (Sri nandanaji). Questo percorso si avvale di tutto ciò che viene “creato” dal principio dell’uno; cioè:
  • percorsi di natura;
  • la teoria dei 5 elementi;
  • le pratiche di guarigione dagli aggravamenti (vizi in eccesso/difetto) dei medesimi. Prakruti e Vikruti. Prakruti = costituzione di base, vikruti = costituzione squlibrata.

Gli strumenti di guarigione (sadhana) sono molteplici, mi preme ricordare l’Abyangam (non è solo massaggio ayurvedico con oliazione), l’uso di erbe/spezie miscelate (churna), la varmaterapia (conoscenza/stimolazione mirata di punti energetici del corpo), l’uso degli aromi e dei sapori (rasa che in Ayurveda significa anche emozione), uso di oli informati da erbe piante e spezie, uso di visualizzazioni immaginali mirate per il riequilibrio della vikruti.

L’Ayurveda è un mare immenso come lo è la natura. L’Ayurveda è la via maestra per l’ecocompatibilità della vita anche quella umana.

*** A.D’Angelo –Acharyayurveda (insegnante), allievo/collaboratore di Swami Joytimayananda e p.h. Kulkarni. Naturopata in Ayurveda (Riza Milano). Insegnante yoga scuola Joytinat. Si interessa dagli anni 80 del 900 di Yogayurveda. Conduce gruppi di lavoro e seminari in Sicilia, Calabria, Basilicata, Campania, Umbria e Marche. Due lauree e due specializzazioni in occidente. Nome spirituale Sri nandanaji.

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